- NON PADRE - STEFANO PADOVAN

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- NON PADRE

 
 
 
ABSTRACT

Riccardo e Adele sono giovani e innamorati. Stanno per vivere l'esperienza più intensa nel percorso di una coppia, quella di diventare genitori. Dovrebbe essere tutto perfetto. Ma Riccardo ha un sogno, quello di diventare musicista e il desiderio rischia di sovrastare tutto, compreso l'amore per la compagna. Essere un musicista significa orari folli, lunghe nottate con i componenti della band, birre a fiumi. A casa intanto, dolce e paziente, lo aspetta un'Adele che crede nel loro rapporto e si fa da parte per dare a Riccardo gli spazi creativi di cui ha bisogno.
Ma diventare padre è una scelta, non è un tentativo o un caso fortuito. Riccardo non riesce a crescere. Quando si accorgerà dei suoi errori, sarà troppo tardi per tornare indietro e potrà solo fare i conti con il rimorso e con un'entità che aleggia da tempo nella casa dove abita e che nasconde un terribile segreto.


 "Questa è Torino il ventisei dicembre 2009. Via Garibaldi angolo via Sant’Agostino. Questa città che non conosce paure, che salta sui vetri ridendo, per poi sorridere e infine abbracciarti nella sua morsa glaciale di fine dicembre. Impossibile non amarla."
 
"Quante volte avevo osservato quella vista da questa finestra e quante cose erano cambiate dalla prima volta che mi affacciai. Mi abbandonavo a quei ricordi che mi avrebbero riportato a rivivere ancora una volta tutto ciò che avevo perso a causa della mia viltà, a rivedere quei due volti riflessi sui vetri freddi, a costo di farmi nuovamente del male per non sentire alcun suono in quel momento, se non le mie urla strozzate, di solitudine, d’odio, di autocommiserazione e per quell’amore che non avevo più modo di sorseggiare…"
 
"…se tornasse davvero indietro il tempo e tu fossi in casa affaccendata come tuo solito, io starei qui fuori inebetito a pensare a cosa possa farmi star bene in questo momento, anziché entrare e abbracciarti forte senza parlare e se tu mi chiedessi la ragione di quel gesto la risposta più logica potrebbe essere, per non rimpiangere un abbraccio…"
 
"Mi vedo chino su me stesso con le mani conficcate nel petto a strappare quella coscienza immateriale per cercare di pulirla; l’appoggio al lavabo e comincio a sfregare e tutt’in torno si fermano a guardare quella scena inconsueta. Una vecchia mi si avvicina e mi consiglia di lasciar perdere poiché quelle macchie solo con l’aiuto del buon Dio potranno andar via. Alzo lo sguardo, i miei occhi cercano i suoi e con stupore scopro che la vecchia non li ha più. Al loro posto due solchi chiusi dalla pelle cicatrizzata."
 
"Le mani raccolgono quel libro che si trova ancora dove lo ha lasciato giorni fa. Lo prende e comincia a sfogliarlo come si fa con le pagine dei fumetti. Lo stringe forte a sé, serrando i pugni fino a scaraventarlo contro lo specchio con tutto il peso della mano chiusa, frantumandolo. I frammenti volano nel bagno, riflettendo la luce come un bagliore nella notte. Non si cura di raccogliere nulla, neppure il libro. Decide di uscire dal bagno, calpestando sotto le scarpe lucide i pezzi di vetro, che crepitano con un suono fastidioso, dandomi i brividi."






 
 
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